Come vola il tempo con i piccoli! E il proposito di scrivere ogni giorno salta!
Così resto sempre più indietro con gli aggiornamenti.
Parto dalla gravidanza quando sono già 8 mesi che è nato.
Sono passate le vomitate, l’acne (o quasi, per quella mi rassegno),
l’acidità di stomaco e ti ritrovi una notte nel letto di un ospedale a partorire in ginocchio.
Due ore per trovartelo tra le braccia con gli occhi spalancati a dirgli amore.
Alcuni punti dolorosi, com’è logico, perché il braccino era messo male
e poi i giorni in ospedale a coccolartelo, per ripiombare nella vita reale.
Un’amica mi ha detto: ti mandano a casa con il pacchetto senza darti le istruzioni.
Proprio vero. Durante la gravidanza ti immagini mille cose, però lontane dalla realtà.
Il parto: ne avevo il terrore. Passi il mese precedente a contare le settimane e poi i giorni.
Pensi quando nascerà. Prima, puntuale, in ritardo.
Ogni momento potrebbe essere quello buono.
Chissà che dolori, chissà quanto tempo, epidurale? E se mi capita il cesareo?
Invece è un male che si dimentica.
Fanno più male il ricordo dei punti, delle emorroidi o della mastite piuttosto.
E se lo dice una fifona come me c’è da crederci.